29 mag 2011

02. il Piccolo Paese e la Metropoli

Vi starete ancora chiedendo che cos’è, come funziona insomma una macchina da scrivere solare. Oh be’ una macchina da scrivere solare in fondo non è così diversa da tutte le altre. Solo un po’ più... cool ecco.
I mie capelli sono di un rosso fulvo, ho qualcosa di slavo nella forma degli zigomi. Quando ero al liceo i miei compagni mi prendevano in giro dicendo che avevo la faccia della forma di un ferro da stiro. A me i miei zigomi sono sempre piaciuti perché danno l’impressione che io sia un po’ distratta e assonnata. Con la testa fra le nuvole, leggera.
Al Piccolo Paese, ho un ragazzo. Il ragazzo amava accarezzarmi gli zigomi dall’alto verso il basso. “Così forse ti si consumano un po’, amore”. Il ragazzo ha scosso la testa quando gli ho detto che sarei andata alla Metropoli. “Tutto quello che vuoi – ha ammesso in un singhiozzo – ma non dimenticare da dove vieni. Non dimenticarmi”.
Sulla mia macchina da scrivere solare, sorseggiando dal termos una tisana al ribes, scrivo un soliloquio improbabile mentre viaggio verso la Metropoli. Mi dimentico di menzionare la mia migliore amica, la maestra delle elementari che per prima mi disse di partire e il mio gatto con le vertigini. 

 Il gatto che stava con me nella mia camera al Piccolo Paese non poteva salire più in alto dello sgabello impagliato. Soffriva quando lo mettevo sullo scaffale. Soffriva se mi impegnavo a insegnargli come salire sul davanzale della finestra per poter vedere i gatti del vicinato. Non ha mai visto altri gatti che non se stesso.
La mia migliore amica si chiama Frida, ha 17 anni. Fa ancora il liceo. È mia cugina, figlia della sorella di mio padre. Frida è irrequieta e più grande della sua età. Passa il tempo a dipingere tele orribili a base di gusci d’uovo ed è convinta che entro l’estate andrà a vivere all’estero con il suo ragazzo. Ancora però non ha deciso quale dei tre maleodoranti e afasici compagni che la scopano a giorni alterni e un po’ troppo rumorosamente in camera sua diventerà quello con cui andare all’estero.
Le mie braccia sono lunghe un po’ bianchicce e punteggiate di lentiggini, ma con una bella forma nella zona delle spalle e sostanzialmente poco grasse.
Non ho mai visto tutto sommato dei gran difetti su di me. Forse inizierò a vederne di più quando sarò nella Metropoli, dove le donne avranno certamente la pelle sottile e sempre coperta di profumi griffati e seta. Dove tutti saranno attenti a come mettersi in posa la mattina quando escono, con il loro breviario di rossetto, accorgimenti e frasi a effetto.
Vedete, riesco a immaginamela, questa nuova vita. Non sono poi così illusa e distratta, malgrado gli zigomi e ciò che mi rimproverava la maestra delle elementari. Non sarà difficile.

28 mag 2011

01. buongiorno da L.

Buongiorno. Mi chiamo Ludmilla Richmond, ho 25 anni. Sono amante dei viaggi della natura e delle prime mattinate di primavera quando puoi uscire a fare passeggiate al sole tiepido. Mi piace molto anche cucinare ma, a causa di una predisposizione ereditaria per le malattie cardiovascolari, devo fare molta attenzione al sale negli alimenti. Di solito mangio cose che non sanno praticamente di niente e allora non ho fame quasi mai.
Mia madre, insegnante alla materna, di 53 anni, veniva dalla Metropoli. L’ha lasciata molto tempo fa, quando ha deciso di sposare mio padre, architetto di 59 anni, e di mettere da parte la sua appagante professione. Adesso quando pensa agli anni dell’insegnamento tira un sospiro di sollievo e dice “sono stata una privilegiata ad avere tuo padre che mi ha strappata via da quella vitaccia”. Mentre lo dice sulla sua faccia c’è un sorriso tirato. Generalmente la sigaretta è alla fine lei resta un attimo in sospeso e la cenere le cade da qualche parte, sulla pantofole, o sul piattino del tè.
Mio padre, architetto di 59, è nato e ha sempre vissuto nel Piccolo Paese. Tranne che per l’università, quando si è dovuto trasferire nella Metropoli, con grande dolore di sua madre, mia nonna, e la promessa che non sarebbe stato via per sempre. Sembra che mia nonna gli abbia detto prima che partisse: “Non pensare di andartene di qui per fare la bella vita e dimenticare da dove vieni. Dovrai tornare a occuparti di tuo padre e di tua madre, cosa credi? E ricorda: non ti paghiamo l’università perché tu vada a iniziare qualcosa, ma perché tu vada a finirlo”.
Mia nonna, sartina di 82, si chiama Ludmilla, anche lei. Come vedete, mio padre non l’ha messa da parte.
Le altre cose che mi piacciono della mia vita sono: il rumore del caffè quando passa, fare l’amore a testa in giù, fare cose normali ma in contesti non normali (per esempio mangiare in bagno, lavarsi i denti in garage, lustrare le scarpe con il burro d’arachidi), dormire poco e possibilmente essere svegliata da qualcuno che crede che hai dormito un sacco, staccare le foglioline del timo direttamente dalla pianta senza stroncare il rametto.
Ma la cosa più interessante della mia vita mi è successa, mi sta succedendo in queste ore. Ho deciso di fare il viaggio inverso di mia madre. Ho deciso di, sto per partire per la Metropoli.
Ho con me molti gommini colorati per capelli, una macchina da scrivere solare e un orologio da taschino. Fra le altre cose.