L’annaffiatoio giallo...
L’annaffiatoio giallo e... dovevano essere due, perché a Ludmilla quell’annaffiatoio suggerisce un’idea di coppia.
Mentre passeggia nel giardino un po’ incolto della casa nel Piccolo Paese, Ludmilla si sente non sola, non triste, ma impaziente, come se stesse per finire un giro di giostra e, mentre gli ingranaggi si tendono nella fase di rallentamento, lei sa già che vorrebbe fare un altro giro ma che sarà difficile convincere sua madre; e allora diventa stanca e svogliata prima ancora di provare a chiederglielo.
Ogni volta che le succede una cosa simile, le torna in mente una filastrocca dell’asilo – subdolo tentativo del sistema didattico del paese di inseminare negli ignari prescolari i primi rudimenti della religione di stato. Quella filastrocca era bella, però. Anche graficamente, per com’era disposta sui fogli del fascicolo benaugurale che le maestre avevano regalato ai bambini per Pasqua. Su ogni pagina c’erano solo poche parole, e sotto una faccina stilizzata, con l’espressione adatta allo scritto che accompagnava:
Se ti succede
All’improvviso
Di sentirti
Soffocato
Triste
Prigioniero
E solo
C’è qualcuno
Lassù
Che sa
Quanto sei bravo
Quanto sei grande
E soprattutto
Ti vuole tanto bene
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