12 set 2011

10. back to school


La ragazza è di nuovo in città. Si guarda intorno con occhi indecisi se assumere uno sguardo cattivo o definitivamente assonnato. Ludmilla sta vedendo gente e cose nuove in questi giorni. Non sa ancora se le piace quello che vede, ma è probabile che in ogni caso cambierà idea abbastanza presto. Già è una che ci tende, a cambiare idea sulle cose. Però è una bela distrazione, si ha perfino il tempo di ascoltare Stereomood e si guarda di continuo nel vuoto postcatodico della Rete. Che cosa mai dovremmo trovarci, chissà.
Intanto Ludmilla cerca voracemente storie da raccontare. Si tratti della sartina relegata in uno scantinato dalla crisi, dell'edicolante che ha installato un sistema di allarme altamente tecnologico, o dello sventolante asciughino della dirimpettaia illustre, Ludmilla fiuta, cerca racconti, saggia le strade intorno a sé, parla con la gente. Ha già scoperto parecchie cose, ma per ora ciò che le manca è la fotografia di una realtà facilmente comprensibile. Che non sia un romanzo fumoso, insomma, o un groviglio di leggenducole metropolitane...
La aiuta molto il vecchio signore che tutte le mattine la saluta di fronte alla fila di cassette della posta nel cortile del loro palazzo. Il sobrio ma allegro signore che esce ogni mattina presto, con una sporta improbabile - che non riempie mai - e lascia dietro di sé il sentore antiquato della colonia, mischiato a qualche altro odore indefinibile ma tutto suo.
Le dice spesso di cose sentite alla radio, discusse con gli amici al caffè, o di faccende risapute anche se mai toccate con mano. Quella piccola saggezza da tavolino sotto il versò, così preziosa per instillarci curiosità e belle parole...
Peccato, a Ludmilla le belle parole - infatti - sembra che non le bastino più. Sono rimaste laggiù, in fondo allo scantinato dei suoi sogni primaverili, dei suoi desideri sparsi come i primi fiori di un prato, della sua incostanza di adolescente in eterno (ma inconsistente) stato di grazia.

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