25 set 2011

11. tre squadre

Brevi di Ludmilla.
Tre squadre al parco. Un intruso scuote la testa calva e si guarda intorno circospetto. Lui non appartiene a nessuna delle tre. È un escluso. Gli altri, sembrano non notare la sua presenza furtiva e si lanciano in picchiata, sfiorandosi quasi ma senza mai scontrarsi, sui piccoli vermi che l’umidità del mattino ha fatto uscire, ubriachi, dal terreno fumante del parco. Assolato. Squadra uno: i merli. I merli che saltellano e roteano la testa come a sincerarsi che davvero sei tu, e sei lì, e li guardi scuotere la coda amabili, vanesi. Un frullar d’ali e si spostano sul ramo un po’ più su, così ora ti dominano dall’alto. E sinceramente dominano anche gli altri, più ottusi, sempre dietro a procacciarsi cibo, senza nessuna eleganza. Ci mancherebbe: i tordi. Sembrano sempre sul punto di cacciarsi il becco negli occhi, con reciproca prontezza. Hanno colori che sembrano un torcicollo, o un quadro di arte ottica. E sono così protesi e affusolati che i vermi sono più grossi di loro, li strozzano quasi mentre vanno giù per la gola, sontuosa, di velluto. E poi i sordidi. I funerei. Gli squallidamente ostinati. Pare che ancheggino come slummers dei sobborghi urbani, mancano solo tuta di acetato e felpa oversize - San Diego. Piccioni. Avanzi di galera, tozzi come guantoni da baseball, sudici come i cibi che frugano, con una solerzia ributtante. Tre squadre. Ma non si danno noia: ognuna ha il suo glorioso primato di specie. Il povero storno spettinato storna la sua attenzione su un piccolo insetto, vorace. E se ne bea.

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