17 ott 2011

14. baci e caos

Mi sei piaciuto, in un momento di abbandono, quando mi hai salutata scuotendo la testa triste e hai detto: Dio mio, sembra impossibile non vederti domani. Abbiamo misurato a spanne le distanze. Abbiamo sperimentato la pesantezza del silenzio. Abbiamo capito come si fa a svegliarsi soli. Come si fa a non tenersi troppo presenti, a non prendersi troppo sul serio. Abbiamo ritrovato l'uno sull'altra segni di emozioni e pensieri lontani dal nostro rispettivo terreno quotidiano. A volte quei pensieri non abbiamo saputo coglierli.
 Forse abbiamo perfino pensato di aver raggiunto il limite. Quel confine sottile ma invalicabile che separa la nostalgia dalla solitudine. Poi non so come, non so per quanto, non so perché, siamo tornati indietro, fra le bestie provvisorie, fra gli amanti in stallo. Nel novero infinito di quelli che non lo sanno, ma stanno. Ed è lì, in quel punto scomodo a cavallo di mille, di troppe sensazioni - fuori dalla bambagia di tre strade in croce, un manipolo di persone quasi sempre parenti, un villaggio di soliti noti - che ti perdo e ti ritrovo. Che tante volte mi hai parlato, che ogni tanto ti sento.

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