28 nov 2011

15. mille rivoli fossili

I cani hanno sporcato il marciapiedi più del solito. C’è un odore di lezzo misto al caffè del bar di fianco a casa. Cui si aggiunge quello della tabaccheria. L’odore indefinibile della tabaccheria che è un po’ l’incrocio di tutti gli odori possibili, che mescolati insieme danno un esito emblematico: quello del metallo delle monete riscaldate dal calore corporeo, quando le si girano e rigirano nelle tasche dei pantaloni. Un promemoria della loro presenza. La ragazza pensa che sarebbe ora di fermarcisi, in quella tabaccheria, e prenderne un pacchetto. Non foss’altro che per solidarizzare con il fetido silenzio redazionale: pare che tutti trovino nel risucchio del mozzicone un alibi per il loro stare zitti. Conversare non è qualità da giornalisti. Di questi tempi il silenzio si è fatto pesante. Pesante come la mancanza di regole. Come l’acqua che scorre al mulino di ognuno. Come l’assenza di qualcuno. E lei ne risente. È un silenzio che resisterebbe alla lama di un coltello. Interrotto solo, di tanto in tanto, da qualche sprazzo di cinismo, di finto buonumore. Dalla battuta boccalona di chi non sembra voler cedere all’evidenza del suo brutto carattere. E da quella a denti stretti, cauta, di quelli ancora indecisi se mettersi sulle barricate o dare le spalle. Lei, zitta e assente, fa il suo dovere. Cioè restare informe, anonima, e defilata. Si sente come il grosso gatto bianco nel cortile. Una presenza vacua, incerta se chiedere da mangiare con struggimento o mettersi in attesa e contemplare i giorni strazianti del proprio digiuno. I cani hanno sporcato più del solito. 
Non ci sono passi, né davanti né dietro di lei, che oggi è sola di fronte alla città. Sola sì, e sfrontatamente ingenua. Non ha scuse, non ha idee, né ripensamenti sulla strategia. Lei pensa e scrive sempre sotto dettatura della sua onestà. In barba alle talpe altrui, che si strofinano i guanti e ritirano lesti la mano che le hanno appena permesso di stringere. Giurano fedeltà, loro. «Non posso, sono già promesso al suo collega». Ludmilla ci resta con un palmo di naso, pinocchiescamente. «Chissà quanti panettoni ricevono a Natale, questi qua». Sei proprio una donna d'altri tempi, si dice. E d'altri spazi, soprattutto. 
 E per il resto silenzio, e sguardi che ti trapassano senza vederti. E i cani che hanno sporcato le strade della città: mille rivoli fossili. Si vedono le striature dell’orina stratificarsi, giorno dopo giorno. Un senso vago di sporcizia diffusa. E piccoli consigli, e attenzioni, e sorrisi amici che non ci sono. Non ci sono più.

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